E poi aggiunse, con voce molto più bassa:
“E riguardo a me.”
All’improvviso, il ballo di fine anno divenne l’ultimo dei miei pensieri.
Un’amicizia nata grazie all’uva passa
Io e Noah eravamo migliori amici da quando avevamo sei anni.
L’inizio della nostra amicizia non fu nulla di eclatante. Non ci fu un incontro degno di un film. Nessuna insegnante ci mise vicini di proposito perché sapeva, in qualche modo, che saremmo diventati inseparabili.
Tutto iniziò perché entrambi odiavamo l’uva passa.
La nostra maestra di prima elementare distribuiva a tutti una scatolina rossa di uva passa durante l’intervallo.
Non volevo mangiare la mia, ma avevo sei anni ed ero terrorizzata all’idea di finire nei guai per aver sprecato cibo. Così ideai quella che ritenevo una strategia geniale: nascosi di nascosto l’uva passa sotto un tovagliolo.
Poi sentii una voce accanto a me.
“Bella mossa.”
Mi voltai.
Noah stava facendo esattamente la stessa cosa.
“Le odi anche tu?” sussurrai. Annuì solennemente.
«Sono uva vecchia.»
Ci riflettei su.
Era la logica perfetta di un bambino di sei anni.
E tanto bastava.
All’ora di pranzo eravamo seduti insieme.
Nel giro di una settimana eravamo inseparabili.
Noah aveva la sindrome di Down, anche se, a sei anni, quel fatto contava molto meno per me rispetto alle cose che ritenevo davvero importanti.